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Ciamuria
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mwbgCiamuria [ʧamuːˈrja] (mwbwin albanese mwcaÇamëria, mwcqin greco Τσαμουριά?, Tsamouriá) è il nome utilizzato per lo più dagli mwcgalbanesi che ci vivono, per indicare la regione costiera dell'mwcwEpiro, oggi tra l'mwdaAlbania meridionale e prevalentemente nell'attuale mwdqGrecia settentrionale.cite-ref-kretsi-1-0[1]cite-ref-2[2]
La maggior parte della Ciamuria è divisa oggi tra l'estremità meridionale dell'Albania (distretto di mwfwSarandë), le prefetture greche di mwgaThesprotia e mwgqPreveza, e alcuni villaggi nella parte occidentale della prefettura di mwggIoannina (considerata capitale dell'Albania irredentistica antiturca nel 1897).
Nell'antichità abitata da mwhailliri, fu colonizzata e dominata nei secoli da vari imperi e diverse popolazioni, pur rimanendo abitata da protoalbanesi. Ciamuria era il termine di uso comune degli albanesi durante il mwhqdominio ottomano.cite-ref-referencea-3-0[3]cite-ref-hammond-4-0[4] L'etimologia è incerta. Deriva probabilmente dal nome del fiume in mwjgalbanese mwjwÇam (grecizzato in mwkaThiamis) e soprannominato dopo il 1913 in greco mwkqKalamas. Il toponimo è stato utilizzato anche in lingua greca dal XVIII fino alla metà del XX secolo e si trova anche nella mwkgletteratura greca. Oggi è obsoleto in greco, ed è utilizzato soprattutto dagli mwkwalbanesi in quanto è associato con la minoranza albanese mwlaçamë ciamuriota. Il termine è in disuso a causa in parte alla sua connotazione mwlqirredentista albanese dalla Grecia moderna e poiché i mwlgtoponimi Epiro e il greco mwlwThesprotia sono ben radicati nella cultura neoellenica.
Il territorio è stato caratterizzato dalla presenza della popolazione albanese di fede musulmana e cristiano-ortodossa, che se pur autoctona e in totale maggioranza, è passata ad esser culturalmente in lentamente minoranza con l'annessione del 1913 alla Grecia moderna, dopo le mwmqGuerre balcaniche. Immediatamente dopo questa data, dal 7 marzo 1913 fino al 1922, gli albanesi, specialmente quelli di fede musulmana, con l'accusa d'essere d'etnia "turca", furono espulsi nello mwmgscambio di popolazioni tra Grecia e Turchia, senza mai più farne ritorno. Nell'agosto 1945, fino al 1949, con l'accusa d'esser "collaboratori degli italiani fascisti", lo Stato greco ha attuato sistematicamente un genocidio fisico e culturale di tutta la popolazione locale, dai bambini alle donne e agli anziani, con una vera e propria pulizia etnica. Molti albanesi dovettero abbandonare da esuli, verso il moderno confine albanese, la propria casacite-ref-5[5]. Nel mwnwsettembre mwoa1945 il Congresso della minoranza albanese della Grecia adottò una risoluzione che inviò alla mwogConferenza dei Ministri degli Esteri degli Stati alleaticite-ref-6[6]. Ancora oggi questo triste capitolo della storia albanese, sconosciuto ai più dell'opinione pubblica internazionale, rimane un caso politico e sociale aperto fra i due stati; e a causa della politica interna greca che offusca e/o a tiene fermamente nascosto l'argomento, viene mantenuta ufficialmente lo stato di belligeranza con l'Albania dal secondo conflitto mondialecite-ref-7[7].
Contents
• Storia
• Medioevo
• Note
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Geografia
La regione è prevalentemente montuosa, con valli e colline concentrate nella parte meridionale, mentre i terreni agricoli sono nella parte settentrionale. Ci sono cinque fiumi della regione: Pavla (mwtgPavllë) nel nord, l'unico in mwtwterritorio albanese, Thyamis (mwuqÇam), detto anche mwugGlykys o mwuwKalamas, mwvaLouros (mwvqLlur), mwvgAcheronte (mwvwGliqi o mwwaFrar) e mwwqArachthos (mwwgLlum i Nartës)
Demografia
Sin dal mwxqMedioevo, la popolazione della Ciamuria era etnicamente mista e complessa, con il sovrapporsi delle identità mwxgalbanese e mwxwgreca, oltre che di diversi altri gruppi minoritari. Le informazioni sulla composizione etnica della regione nel corso dei secoli sono quasi completamente assenti, con la forte probabilità che non si adattasse ai "modelli nazionali" standard, come voluto dai movimenti rivoluzionari nazionalisti del XIX secolo.
Nei censimenti greci, i musulmani della regione venivano contati come albanesi. Secondo il censimento greco del 1913, 25mwyq 000 musulmani albanofoni vivevano all'epoca nella regione di Ciamuria che era albanese come lingua madre, su una popolazione totale di circa 60.000, mentre nel 1923 c'erano 20.319 ciamurioti musulmani. Nel censimento greco del 1928, c'erano 17.008 musulmani mwygalbanofoni.cite-ref-8[8]
L'unico censimento ad aver contato la popolazione ortodossa di etnia albanese della regione è stato il censimento italiano fascista del 1941,inaffidabile a fini storici. Tale censimento rilevava che nella regione vivevano 54.000 albanesi, di cui 26.000 ortodossi e 28.000 musulmani, e 20.000 greci.cite-ref-ktistakis-9-0[9] Dopo la guerra, secondo i censimenti greci che includevano i gruppi etnico-linguistici, i ciamurioti musulmani erano 113 nel 1947 e 127 nel 1951.
Con l'eccezione della parte di Ciamuria che giace in Albania, l'area che comprende la Ciamuria è oggi abitata soprattutto da greci a causa della repressione ed espulsione dei ciamurioti dopo la seconda guerra mondiale e la conseguente assimilazione dei ciamurioti rimanenti. Il numero esatto di persone di etnia albanese ancora residenti nella regione della Ciamuria è incerta, dal momento che il governo greco non include categorie etniche e linguistiche in nessun mwbwcensimento. Secondo l'autore filoalbanesecite-ref-10[10]cite-ref-11[11] Miranda Vickers, i ciamurioti ortodossi oggi sono circa 40.000.cite-ref-vickers-12-0[12] La mwfalingua albanese è ancora parlata da una minoranza di abitanti di mwfqIgoumenitsa.cite-ref-p-13-0[13] Secondo mwggEthnologue, la lingua albanese è parlata come lingua madre da circa 10.000 albanesi dell'Epiro e nel villaggio di Lechovo, a mwgwFlorina.cite-ref-14[14] Secondo un sondaggio condotto nel 1994, la lingua albanese nella regione sta aumentando velocemente, perché riceve molti tipi di incoraggiamento dagli albanesi immigrati in Grecia dopo gli anni 90cite-ref-winnifrith-15-0[15] (la Grecia non ha firmato né ratificato la mwjaCarta europea delle lingue regionali o minoritarie; lo stesso non ha fatto l'Albania).
Negli mwjganni novanta i discendenti dei ciamurioti espulsi hanno rivendicato diritti sul possesso dei beni lasciati in Grecia e hanno manifestato la volontà di tornare nei territori d'origine. Il 10 gennaio mwjw1991 venne fondata la mwkaNational Political Association "Çamëria" (in albanese: mwkqShoqëria Politike Atdhetare "Çamëria"), un'associazione che auspica il ritorno dei ciamurioti in Grecia e che rivendica il risarcimento dei beni lasciati nella regione. Tutte le rivendicazioni avanzate dai ciamurioti sono state respinte dal governo greco poiché accusati di aver collaborato con gli occupanti nazifascisti durante la mwkgseconda guerra mondiale.
Storia
Medioevo
Nel Medioevo la regione era sotto la giurisdizione dell'mwoaImpero romano e poi mwoqbizantino. Nel 1205 mwogMichele Comneno Doukas, cugino degli mwowimperatori bizantini mwpaIsacco II e mwpqAlessio III, fonda il mwpgDespotato d'Epiro, che governa la regione fino al XV secolo. mwpwmwqaVagenetia, come l'intero Epiro veniva chiamato, divenne ben presto rifugio per molti profughi greci da mwqqCostantinopoli, mwqgTessaglia, e mwqwPeloponneso, fuggitivi dall'mwraImpero Latino seguito alla mwrqquarta crociata.
Il più antico riferimento agli albanesi in Epiro proviene da un documento veneziano del 1210, in cui si afferma che “il continente di fronte all'isola di Corfù è abitato da albanesi”. cite-ref-16[16]
Durante questo periodo sono documentate le prime migrazioni di mwtaalbanesi e mwtqaromuni nella regionecite-ref-odb-17-0[17] Nel 1340, approfittando della mwugGuerra civile bizantina (1341-1347) il re medievale serbo mwuwStefano Uroš IV Dušan conquista l'Epiro e lo incorpora nel suo mwvaImpero serbo.cite-ref-18[18] Durante questo periodo, due Stati albanesi si formano nella regione. Nell'estate del 1358, mwwqNiceforo II Orsini, l'ultimo mwwgdespota dell'Epiro della dinastia Orsini, fu sconfitto in battaglia contro i capi albanesi. A seguito dell'approvazione dello mwwwzar serbo, questi capi istituirono due nuovi stati nella regione, il mwxaDespotato di Arta e Principato di Argirocastro.cite-ref-19[19] Dissenso interno e conflitti successivi con i loro vicini, tra cui il crescente potere dei mwygturchi ottomani, portò alla caduta di questi mwywprincipati albanesi nelle mani della mwzafamiglia Tocco, mwzqconti di Cefalonia. I Tocco a loro volta, a poco a poco li persero a favore degli Ottomani, che conquistarono mwzgIoannina nel 1430, mwzwArta nel 1449, mw0aAngelocastro nel 1460, e infine mw0qVonitsa nel 1479.cite-ref-20[20]
Dominio ottomano
Durante il dominio ottomano, la regione fu sotto il mw5gvilayet (poi mw5wpascialato) di mw6aIoannina. Durante questo periodo, la regione era conosciuta come distretto di Ciamuria (scritto anche mw6qChameria, mw6gTsamouria, mw6wTzamouria).cite-ref-referencea-3-1[3]cite-ref-21[21]
Nel XVIII secolo, con la diminuzione del potere degli Ottomani, la regione passò sotto lo Stato semi-indipendente di mw9qAli Pascià di Tepelena, un condottiero mw9galbanese che divenne il governatore provinciale di Ioannina nel 1788. Ali Pascià avviò campagne per sottomettere la confederazione dei coloni mw9wSouli, incontrando una feroce resistenza dei guerrieri Soulioti. Dopo numerosi tentativi falliti per sconfiggere i Soulioti, le sue truppe riuscirono a conquistare la zona nel 1803.cite-ref-22[22]
Dopo la caduta del pascialato, la regione rimase sotto il controllo dell'mw-qImpero ottomano, mentre la Grecia e l'Albania dichiararono che il loro obiettivo era quello di includere nei loro stati tutta la regione dell'Epiro, compresi Thesprotia o Ciamuria.cite-ref-barbara-23-0[23] Infine, a seguito delle mwaqiGuerre balcaniche, l'Epiro fu diviso nel 1913, nel mwaqmtrattato di Londra, e la regione passò sotto il controllo del mwaqqRegno di Grecia, mentre solo una piccola parte viene integrato nel nuovo Stato indipendente di mwaquAlbania.cite-ref-barbara-23-1[23]
Dalla conferenza di Londra all'annessione della Grecia
Nel mwareTrattato di Londra del 1913 gli ambasciatori delle sei grandi potenze (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Austria-Ungheria e Russia) non riuscirono a mettersi d'accordo se l'Epiro dovesse appartenere per intero all'Albania o alla Grecia, e in caso di spartizione, sulla posizione della frontiera. Fu istituita quindi una Commissione Internazionale per la demarcazione dei confini che nell'autunno del 1913 cominciò a lavorare sul terreno per questa separazione.
Il lavoro della Commissione si concluse nel dicembre 1913, con il mwarmProtocollo di Firenzecite-ref-24[24], nel quale la Ciamuria con la sua maggioranza albanese venne ceduta alla Grecia, mentre una minoranza greca rimase entro le frontiere dell'Albania.
In Ciamuria venne instaurata l'amministrazione greca e gradualmente diventava palese che gli albanesi ortodossi dovevano essere assimilati, mentre gli Albanesi musulmani allontanati. Negli anni a venire, sia durante la Prima Guerra che immediatamente dopo, sui ciamurioti musulmani fu esercitata una pressione per spingerli a lasciare il paese. Bande paramilitari, attaccavano i paesi albanesi terrorizzando la popolazione e compiendo dei veri crimini di guerra; centinaia di uomini venivano deportati nelle isole dell'Egeo.
Grandi proprietà terriere furono espropriate durante la riforma agraria dietro un minimo risarcimento, quando veniva concesso, e gli ex-proprietari, famiglie agiate musulmane albanesi, non avevano spesso altra scelta tranne quella di emigrare.
Primo dopoguerra
La mwarwprima guerra mondiale fu seguita della mwar0Guerra greco-turca (1919-1922)cite-ref-25[25]. Conseguenza di questo conflitto fu lo scambio reciproco delle popolazioni, secondo il mwasiTrattato di Losannacite-ref-26[26] del 30 gennaio 1923. I cristiani ortodossi dell'Anatolia (circa 1,25 milioni) dovevano essere espulsi e reinsediati in Grecia, mentre i musulmani che vivevano in Grecia (circa mezzo milione) in Turchia. Furono esentati dallo scambio i greci di Costantinopoli e i turchi della Tracia occidentale. Gli albanesi musulmani della Ciamuria non vennero menzionati nel Trattato, tuttavia l'ansia montò nella regione; essi furono inizialmente inseriti nello scambio e dopo le pressioni da varie parti il governo greco presieduto da mwascTheodoros Pangalos dichiarò l'esenzione degli albanesi musulmani dallo scambio di popolazione.
I 5000 ciamurioti deportati inizialmente poterono rientrare. Una commissione mista della mwaskSocietà delle Nazioni, senza nessun rappresentante albanese, fu inviata nella regione per definire l'origine etnica della popolazione. Altri furono semplicemente spediti verso l'Anatolia.
La più grande diaspora ciamuriotecite-ref-unisalento-27-0[27] al di fuori dell'Albania si trova oggi a Smirne, in Turchia, la cui popolazione fino al 1923 era composta, secondo varie stime, al 70-90% di greci. La situazione migliorò negli anni '30, in particolare negli ultimi anni del governo di mwas8Eleutherios Venizelos (1864-1936), mentre peggiorò drasticamente nel 1936cite-ref-28[28] con l'avvento della dittatura militare di mwatqIoannis Metaxas (1871-1941)cite-ref-mazower-29-0[29].
L'uso della lingua albanese in pubblico e in privato fu vietato, libri e giornali in albanese non vennero più tollerati. L'insegnamento dell'albanese nelle scuole della Ciamuria era stato proibito già nel 1913. Le prime scuole in albanese furono aperte solo nel 1941, dopo l'invasione e l'occupazione italiana della Greciacite-ref-unisalento-27-1[27].
La seconda guerra mondiale
Dopo l'invasione dell'Albania del 7 aprile 1939cite-ref-30[30]cite-ref-31[31]mwaugMussolini rivolse lo sguardo verso la Grecia, alla quale dichiarò guerra nell'ottobre 1940. Il luogotenente italiano in Albania, mwaukFrancesco Jacomoni di San Savino, cominciò a denunciare il maltrattamento della minoranza çam e a proclamare che sotto il dominio italiano la Ciamuria avrebbe potuto essere unita all'Albania. Il ministro degli esteri italiano, Conte mwauoGaleazzo Ciano, presentò la vicenda di Daut Hoxha, un ribelle ciamuriote, il cui corpo decapitato a quanto pare da agenti greci fu ritrovato alla frontiera albanese, come un mwauwcasus belli, per guadagnare il supporto dei nazionalisti albanesi e per convincere Mussolini della necessità di invadere la Grecia. La propaganda italiana dell'unificazione nazionale tuttavia non destò entusiasmo da entrambi i lati della frontiera; gli italiani dovettero anzi constatare, che, per la maggioranza della popolazione su entrambi i lati della frontiera meridionale albanese l'annessione dell'Epiro o della sola Ciamuria all'Albania non era l'opzione preferitacite-ref-32[32].
In Ciamuria ora iniziano ad agire due principali gruppi politici: i moderati con Musa Demi e i suoi seguaci, e i radicali, cappeggiati da Mazar Dinocite-ref-33[33]. Quest'ultima fazione, sfruttando il malcontento della popolazione ciamuriote e il sostegno delle truppe italiane d'occupazione, si mostrò più dinamica e riuscì a organizzarsi ancor prima dell'inizio della resistenza antifascista greca. Questo vantaggio temporale ha determinato il corso degli eventi politico-militari e il sopravvento dei radicali sui ciamurioti moderati e sulle forze antifasciste che agivano nella regione. Subito dopo l'occupazione di mwavgParamythia i radicali crearono un consiglio provvisorio, il quale rivolge a Tirana la richiesta di annessione all'Albania. Il 17 giugno 1941 viene fondato anche il mwavkPartito Fascista Albanese della Tesproziacite-ref-unisalento-27-2[27], che si estese in molte località ciamuriote, però non dappertutto. Gli antifascisti ciamurioti si organizzarono soprattutto nel paese di mwav4Filiates. Queste voci moderate non riuscirono però a contrapporsi con efficacia alla propaganda esercitata dai Dino, anche per una ragione semplice: visto il trattamento subito negli ultimi 27 anni, i ciamurioti erano restii ad accettare un ritorno della situazione precedente. I rapporti tra i ciamurioti musulmani e i greci e gli albanofoni ortodossi, furono ulteriormente aggravati dalle dispute sulle terre. Con il cambiamento dell'amministrazione i proprietari terrieri ciamurioti espropriati dallo Stato greco si rivalsero sui nuovi proprietari, riprendendosi i terreni o il raccolto e sottoponendoli, ortodossi grecofoni ma anche albanofoni, a soprusi e angherie. Questo fatto gettò i semi dell'insicurezza per il futuro e minò ogni idea di una futura coesistenza più di ogni altro dissidio nazionale e/o ideologico.
I massacri di Dino
Seguirono, durante gli anni della mwawmSeconda Guerra Mondialecite-ref-34[34], massacri e crimini commessi soprattutto dalle truppe dei Dino sugli abitanti della regione, greci o albanofoni ortodossi, però pure sugli stessi ciamurioti musulmani, e anche episodi di collaborazionismo con gli italiani prima e i tedeschi dopocite-ref-35[35]. Il Fronte Nazionale Ciamuriote (mwaw0Balli Kombëtar Çam) fondato da Nuri Dino poté contare pienamente sull'appoggio tedesco, in quanto si impegnò a combattere sia contro i partigiani greci che contro quelli albanesi. Particolarmente feroci sono stati gli episodi dei saccheggi e degli incendi, da parte dei collaborazionisti dei Dino, dei paesi nella piana di mwaw8Fanari, dove risiedeva una maggioranza di albanofoni ortodossi (22 villaggi su 25), i quali si erano schierati con l'esercito antifascista (ELAS) greco, nonché gli atti di terrore, come la fucilazione di 49 esponenti greci di mwaxaParamythia nel settembre del 1943 ed altri omicidi attribuiti ai çam, il che contribuì ulteriormente a scavare un fossato ormai incolmabile tra gli albanofoni ortodossi e quelli musulmani.
Nella storiografia greca spesso tali massacri sono stati ascritti mwaxien bloc a tutti i ciamurioti, etichettando l'intera popolazione come collaborazionista, ignorando tutte le testimonianze sugli episodi di aiuto reciproco tra gli albanesi musulmani e la popolazione cristiana, albanofona e grecofona, nella tragica estate del 1943, quando la vallata di Fanari fu esposta al terrore della mwaxmPrima Divisione Alpina tedesca Edelweisscite-ref-36[36] Questa divisione, già macchiatasi di numerosi crimini di guerra contro la popolazione civile in Polonia, Albania e Grecia, compreso l'mwaxgeccidio di Cefalonia in cui rimasero uccisi 5.200 militari italiani, era stata inviata nella zona per tenere aperta la strada tra mwaxkPrevesa e mwaxoIgumenizza, interrotta dalle azioni dei partigiani dell'ELAS. In questo punto si dovrebbe raccontare qualcosa sulle azioni in Ciamuria di questa divisione. Una parte dei ciamurioti partecipò attivamente alla resistenza antifascista, inquadrandosi in reparti di insorti, nella Ciamuria albanese (mwax0Konispol, mwax4Markat) e in quella greca, nelle file dell'ELAS, l'Esercito Popolare Greco di Liberazione (mwax8Ellinikós Laïkós Apeleftherotikós Stratós), braccio militare del Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) di sinistra). La scissione del fronte di resistenza in Grecia tra sinistra (EAM-ELAS) e monarchici di destra (EDES), che avrebbe portato alla mwayaGuerra Civile del 1946-1949, causò l'indebolimento della posizione dei ciamurioti, i quali vennero a trovarsi divisi tra due schieramenti perdenti: da una parte i radicali dei Dino, ormai collaborazionisti e criminali di guerra, e dall'altra i ciamurioti schieratisi con la sinistra dell'EAM-ELAS, che sarebbe uscita perdente dalla guerra civile.
I massacri dell'EDES nel 1944-1945
Dopo il ritiro tedesco dalla Grecia, tra l'estate e l'inizio dell'autunno 1944, l'Epiro viene occupato dalle truppe del generale Napoleon Zervascite-ref-mazower-29-1[29] (1891-1957), un comandante locale dell'EDES nazionalista. Il 27 giugno 1944 le forze di Zervas entrano a Paramythia e, per vendicare i massacri del settembre 1943, uccidono circa 600 ciamurioti musulmani – uomini, donne, bambini e anzianimwayg – in un clima di violenza, torturando e violentando molte delle vittime prima di ucciderle.cite-ref-37[37].
Un altro battaglione dell'EDES uccide il giorno seguente 52 albanesi a Parga, il 23 settembre 1944 viene saccheggiato il paese di Spathar, nei pressi di mway4Filat e vengono uccise 157 persone. In questo clima di violenza l'intera popolazione ciamuriote fu costretta a fuggire oltre confine in Albania per salvare la propria vita. Tra giugno 1944 e marzo 1945 le truppe di Zervas commettono massacri e stupri sulla popolazione ciamuriote, compiendo una vera e propria pulizia etnica nella regione. Secondo le stime dell'Associazione Ciamuria a mway8Tirana circa 2.771 albanesi musulmani della Ciamuria furono uccisi nei massacri del 1944- 1945.cite-ref-38[38]
Il secondo dopoguerra
I ciamurioti espulsi dalla Grecia furono accolti in Albania, a loro venne concesso lo mwazystatus di rifugiati e quindi di soggiornare nel paese, dapprima vicino alla frontiera, in modo da facilitare un loro rientro in Ciamuria, e più tardi anche nell'interno. Di essi si occupò inizialmente l'mwazcUNRRAcite-ref-39[39](mwazwUnited Nations Relief and Rehabilitation Administration), che ha operato in Albania dal settembre 1945 alla primavera del 1947. Essa offrì aiuto di emergenza ai profughi ciamurioti nei campi profughi a Valona, Fier, Durazzo, Kavaja, Delvina e Tirana, distribuendo tende, viveri e medicine. I rifugiati vennero messi inizialmente sotto la supervisione del Comitato Antifascista degli immigrati ciamurioti, creato nel 1944 come parte del Fronte Antifascista della Liberazione Nazionale, dominato dai comunisti. Il Comitato si adoperò subito per un ritorno dei profughi nelle loro case. Molti di essi non volevano rimanere in Albania, anche per via degli sviluppi politici e dell'instaurazione di un regime stalinista. Il Comitato tenne due congressi, nel 1945 a mwaz0Konispol, capoluogo ciamuriote in Albania, alla frontiera con la Grecia e l'altro a mwaz4Valona, compilò dei mwaz8memorandum e cercò di internazionalizzare la questione ciamuriote.
Tale questione venne sollevata pure dall'Albania nei mwaaetrattati di Parigi del 1947, però gli sforzi a questo proposito risultarono vani. Nella stessa conferenza il ministro degli esteri greco, mwaaiTsaldaris, accusò l'Albania di essere un paese aggressore, al pari dell'Italia mussoliniana, della Germania e della Bulgaria e chiese l'annessione delle regioni di mwaamArgirocastro, mwaaqHimara e mwaauCoriza a titolo di risarcimento di guerra.cite-ref-40[40]
La Gran Bretagna, interessata soprattutto al controllo del Mediterraneo e potenza protettrice di una Grecia monarchica anticomunista, sostenne le pretese greche, mentre l'integrità territoriale albanese fu difesa con decisione soprattutto dall'Unione Sovietica, Polonia e Jugoslavia. Nella Conferenza di Pace di Parigi l'Albania venne riconosciuta come vittima dell'aggressione nazifascista e partecipante nella grande guerra dei popoli europei contro il nazifascismo, le pretese annessionistiche greche furono respinte.cite-ref-41[41]
La questione della Ciamuria rimase però ignorata. I rifugiati ciamurioti dovettero soffrire a causa del clima incerto del periodo. In Grecia scoppiava la Guerra Civile tra i comunisti e i nazionalisti sostenuti da Gran Bretagna e Stati Uniti. Molti degli stessi ciamurioti erano alquanto restii all'idea di dover vivere sotto un regime stalinista, come quello che iniziava a profilarsi in Albania, dove comunque i ciamurioti di ritorno erano percepiti come estranei e politicamente non affidabili, per via della provenienza da un paese nemico.
Verso l'inizio degli anni '50, a livello internazionale, la questione ciamuriote fu considerata chiusa. Ai rifugiati ciamurioti residenti in Albania fu conferita in modo obbligatorio la cittadinanza albanese, mentre altrettanto obbligatoriamente lo stato greco revocò loro in massa la cittadinanza greca, a causa del loro “collaborazionismo”. Negli anni 1953-1954 il governo greco decretò la confisca senza risarcimento dei beni dei ciamurioti, in quanto proprietà abbandonate. Già nel 1940 il governo greco aveva decretato lo mwabestato di guerra contro Italia e Albania (all'epoca annessa all'Italia come parte del “Regno d'Italia e d'Albania”), mettendo sotto sequestro conservativo le proprietà dei cittadini di questi paesi nel territorio greco. Lo stato di guerra non è ancora stato sospeso.cite-ref-42[42]
I ciamurioti oggi
Attualmente in Albania vive una comunità ciamuriote di almeno 250.000 persone. Essi sono rappresentati dall'Associazione Politica Nazionale Ciamuriacite-ref-43[43] (Shoqëria Politike Atdhetare Çamëria) fondata il 10 gennaio 1991, subito dopo la caduta della dittatura. L'associazione promuove la causa dei ciamurioti, il diritto di tornare nelle terre d'origine e di rientrare in possesso delle proprietà confiscate arbitrariamente. Come espressione politica degli interessi della comunità ciamuriote esiste sulla scena politica albanese il mwaciPartito per la Giustizia, l’Integrazione e l’Unità (mwacmPartia për Drejtësi, Integrim dhe Unitet – PDIU)cite-ref-44[44] che attualmente detiene 5 seggi nel parlamento albanese, unicamerale con 140 deputati. Esiste altresì l'Istituto degli Studi sulla Ciamuria (mwackInstituti gli Studimeve për Çamërinë)cite-ref-45[45], che sostiene e promuove la ricerca accademica sulla storia e la cultura dei ciamurioti.
I ciamurioti continuano ad essere spesso considerati dalla Grecia collaborazionisti e criminali di guerra, ai quali è vietato l'ingresso nel territorio dello Stato greco per motivi di ordine pubblico. Un derivato della questione ciamuriote è l'esistenza, ancora oggi, di uno stato di guerra tra Grecia e Albania, proclamato all'indomani dell'invasione italiana in Grecia e mai ufficialmente revocato dal parlamento greco (non esiste nessuna situazione del genere tra Grecia e Italia). L'Albania è stata infatti considerata paese aggressore: in effetti, il governo collaborazionista albanese, durante la Seconda Guerra Mondiale, dichiarò guerra a tutti i paesi ai quali l'Italia fascista aveva dichiarato guerra; tuttavia il paese era stato, nel 1940, occupato militarmente e annesso al Regno d'Italia (Regno d'Italia e d'Albania): quindi, non essendo più soggetto autonomo di diritto internazionale, la dichiarazione di guerra del governo di Tirana dovrebbe essere considerata nulla dal punto di vista giuridico e difatti nella Conferenza di Pace di Parigi nessun altro paese sollevò obiezioni in proposito. I rapporti diplomatici tra Grecia e Albania sono ripresi solo all'inizio degli anni '70; negli anni '80, con il profilarsi del fallimento politico ed economico del regime albanese, ci fu un'apertura diplomatica di rilievo verso la Grecia, nell'ambito della quale il governo di mwac8Andreas Papandreou sospese per decreto lo stato di guerra tra i due paesi che comunque è rimasto formalmente in vigore. Con le mwadaElezioni parlamentari in Albania del 1996, gli albanesi, hanno visto la vittoria del mwadePartito Democratico d'Albania di mwadiAleksandër Meksi, che è stato confermato mwadmPrimo Ministro. Dopo questa svolta fu firmato un Trattato di Amicizia e di Collaborazione tra la Grecia e l'Albania, il quale esclude ogni sorta di problema tra i firmatari.
Anche se nel 2008, l'Albania è diventata membro a pieno titolo della mwaduNATOcite-ref-46[46], il decreto dello stato di guerra non è stato revocato. Per farlo sarebbe necessaria una decisione del Parlamento greco, decisione che dagli anni '80 non viene mai messa all'ordine del giorno. Tale decreto è l'ostacolo principale per la restituzione delle proprietà ai legittimi proprietari ciamurioti o ai loro eredi e per il rientro nel paese d'origine di chi volesse scegliere tale opzione. I diplomatici greci ammettono il paradosso, giustificandolo però con ragioni economiche: una volta abrogata la legge di guerra dal parlamento decadrebbe l'ostacolo formale alle domande di risarcimento o restituzione dei beni immobili; risarcire i legittimi proprietari con gli interessi maturati nel frattempo è un onere che eccede di gran lunga le disponibilità delle disastrate finanze greche. In più si creerebbe un precedente per i Macedoni dell'Egeo, espulsi alla fine della Guerra Civile in Grecia, le cui richieste di risarcimento supererebbero di gran lunga le pretese della comunità ciamuriote. La Grecia invita formalmente tutti i cittadini albanesi che hanno dispute di proprietà con lo Stato greco a rivolgersi alla mwadoCorte europea dei diritti dell'uomo con sede a Strasburgo; tale Corte però non ha giurisdizione su casi antecedenti alla data della sua fondazione (1959), per cui allo stato attuale non è possibile nessuna trattativa.
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cite-note-66. ↑ Il congresso, riferendosi alla mwafuCarta Atlantica, chiedeva non solo il ritorno degli esuli albanesi nelle loro terre ma anche "[...] assicurare uguali diritti della minoranza albanese in Grecia".
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Voci correlate
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• mwayiCampagna italiana di Grecia
• mwayqStoria dell'Albania
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Collegamenti esterni
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